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La pasta choux è uno degli impasti più affascinanti — e più temuti — della pasticceria.
È la base di bignè, éclair, profiteroles, Paris–Brest, zeppoline e moltissimi dolci classici, ma anche dei salati più eleganti come i bignè ripieni al formaggio.
È un impasto “vuoto”, leggero, gonfio, quasi magico: non contiene lievito, ma cresce grazie al vapore, e per questo richiede un metodo preciso.
La pasta choux è una tecnica, non una ricetta.
E, come tutte le tecniche, si può sbagliare facilmente… oppure imparare a farla sempre perfetta.
In questo articolo trovi tutti i segreti da pasticciere professionale per ottenere una pasta choux stabile, liscia, lucida, gonfia e ben asciutta.
A differenza degli altri impasti, la pasta choux si gonfia solo grazie al vapore.
Prima si asciuga in pentola, poi si gonfia in forno, poi si asciuga ancora.
Un equilibrio delicatissimo.
Ecco perché è fondamentale:
cuocere il roux (burro + acqua + farina) il tempo giusto
incorporare le uova con attenzione
capire la consistenza ideale
rispettare le temperature del forno
asciugare bene l’impasto
Ogni passaggio è un tassello della stessa catena.
Tutto parte dal roux, la base della pasta choux.
Quando farina e liquidi si incontrano in pentola, bisogna cuocere fino a ottenere un panetto compatto, che si stacca dalle pareti.
Questo passaggio determina:
quanto vapore si genererà
quanto l’impasto sarà elastico
quanto assorbirà le uova
Se il panetto è troppo umido, la pasta choux collasserà.
Se è troppo asciutto, non gonfierà.
Ecco il trucco professionale:
cuocilo finché non si forma una pellicina sottile sul fondo del pentolino.
È il segnale perfetto.
Le uova non vanno mai aggiunte tutte in una volta.
Ogni pasticcere lo sa: la parte più difficile della pasta choux è capire quando fermarsi.
L’impasto deve diventare:
lucido
morbido
elastico
ma non liquido
La consistenza ideale?
Se sollevi la spatola, l’impasto deve cadere “a nastro”, formando un triangolo che si chiude lentamente.
È un gesto che si impara facendo.
E fa tutta la differenza tra un bignè gonfio e uno piatto.
La pasta choux non lievita: si gonfia.
E lo fa grazie al vapore.
Ecco il metodo da laboratorio:
Partire con forno molto caldo
Serve per far gonfiare rapidamente la struttura.
Abbassare la temperatura a metà cottura
Serve per asciugare l’interno senza bruciare l’esterno.
Non aprire mai il forno nei primi 20 minuti
Il rischio è far collassare i bignè irreversibilmente.
Fase finale di asciugatura
Una volta gonfi, serve qualche minuto a forno socchiuso per renderli leggeri.
La pasta choux perfetta è vuota, asciutta e capace di sostenere la farcitura senza cedere.
La pasta choux deve gonfiarsi grazie al vapore.
Il ventilato, muovendo l’aria, tende a:
asciugare troppo velocemente
far aprire crepe
far collassare l’impasto
cuocere in modo irregolare
Per i primi 20–25 minuti: SEMPRE forno statico.
Una volta che i bignè sono gonfi e stabilizzati, puoi:
lasciarli altri 5–8 minuti in statico,
oppure
passare a ventilato a temperatura più bassa (160°C)
per 3–5 minuti, a forno leggermente socchiuso.
Questo serve a togliere l’umidità interna e renderli più croccanti.
Non è obbligatorio, ma migliora moltissimo la struttura.
Ci sono due metodi professionali. Ti metto quello più affidabile per casa.
Serve lo shock termico per creare la camera d’aria interna.
Non aprire MAI.
Se apri, collassano. Punto.
Qui si stabilizzano e si seccano leggermente.
Il trucco degli chef:
infila un cucchiaio di legno nello sportello per lasciarlo aperto di un dito.
→ asciugatura perfetta, niente umidità interna
→ bignè che rimangono gonfi per giorni
→ niente collassi dopo il raffreddamento
(Usato in laboratorio quando si hanno forni molto precisi)
220°C statico per 10 minuti (gonfiore massimo)
Bassi a 180°C statico per 15 minuti
160°C ventilato, 5 minuti a sportello socchiuso
È più rischioso nei forni domestici, ma dà bignè molto gonfi.
usare solo ventilato
aprire lo sportello prima di 20 minuti
temperature troppo basse
teglia fredda (va a temperatura ambiente)
impasto troppo liquido
Per una pasta choux perfetta, usa il forno statico a 200°C per 15–18 minuti, poi 180°C statico per altri 10–12 minuti.
Infine asciuga i bignè a 160°C ventilato per 3–5 minuti con lo sportello leggermente aperto.
Il burro non serve solo al gusto:
dà elasticità, regola l’evaporazione e rende possibile la crescita.
Un trucco che molti non conoscono:
Una parte di acqua e una parte di latte rende la pasta choux più morbida e colorata.
Completamente acqua → bignè più croccanti.
Acqua + latte → colore più dorato e gusto più pieno.
La scelta dipende dal risultato desiderato.
La pasta choux deve essere:
liscia
lucida
morbida
fluida ma non liquida
Se è troppo densa → non si gonfia.
Se è troppo liquida → diventa piatta.
Il “test della spatola” resta il metodo più affidabile:
l’impasto deve cadere in un nastro continuo che si spezza proprio alla fine.
Un altro segreto da pasticciere:
inumidire leggermente la punta del dito e appiattire la piccola punta che si forma dopo la sac à poche.
Così eviti bruciature e bignè deformati.
E per una superficie davvero liscia:
spruzza il vassoio con un velo di acqua prima di infornare.
Il vapore iniziale aiuta a “tirare” la superficie.
La pasta choux non è nata come dolce, ma come impasto neutro destinato a preparazioni salate del 1500: i dolci sono arrivati secoli dopo.
Per questo è così versatile e perfetta anche in versione salata.
aggiungere le uova tutte insieme
panetto troppo umido → cede
panetto troppo cotto → non cresce
forno aperto nei primi 20 minuti
temperature non modulate
impasto troppo liquido
teglia fredda o non asciutta
cottura troppo corta → bignè gonfi ma “bagnati” dentro
Non avere fretta: ogni passaggio richiede calma e attenzione.
Le uova sono la chiave: fermati quando la consistenza è giusta.
Lavora con strumenti caldi → evita shock termici.
Cuoci sempre in due fasi: gonfiore + asciugatura.
Una pasta choux fatta bene dura anche 24 ore senza cedere.
Prima fase — Gonfiore (statico)
Forno statico 200°C
15–18 minuti
Non aprire mai lo sportello
Obiettivo: far gonfiare i bignè grazie al vapore interno
Seconda fase — Stabilizzazione (statico)
Abbassa a 180°C statico
10–12 minuti
Serve a fissare la struttura e cuocere uniformemente
Terza fase — Asciugatura (ventilato)
160°C ventilato
3–5 minuti
Sportello leggermente aperto (inserisci un cucchiaio di legno)
Obiettivo: eliminare l’umidità interna per bignè asciutti e stabili
Il forno statico è indispensabile nella prima parte della cottura: permette ai bignè di gonfiarsi grazie al vapore.
Il ventilato si usa solo per l’asciugatura finale.
Le cause più comuni sono:
cottura troppo breve
impasto troppo umido
sportello aperto prima del tempo
mancata asciugatura finale
La struttura non è stabilizzata: basta prolungare la seconda fase o asciugare di più.
Perché manca l’asciugatura finale.
Serve sempre un passaggio di 3–5 minuti a 160°C ventilato, forno socchiuso.
I motivi possono essere:
impasto troppo denso (non assorbe abbastanza uova)
impasto troppo liquido (non regge la spinta del vapore)
panetto cotto poco in pentola
forno iniziale troppo freddo
teglia non asciutta
L’impasto deve essere lucido e morbido, e cadere a “nastro” dalla spatola, formando un triangolo che si chiude lentamente.
Lisciali con il dito leggermente umido e spruzza un velo di acqua sulla teglia: il vapore iniziale liscia la superficie.
Sì: la pasta choux cotta e ben asciugata si conserva perfettamente 24 ore all’aria, oppure puoi congelarla (vuota) e rigenerarla in forno.
#INCUCINASTAISENZAPENSIERI
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