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Comfort food non significa necessariamente burro, panna e una coperta per riprendersi dopo averlo mangiato.
Può essere anche questo sformato di ricotta e cavolini di Bruxelles.
Morbido, caldo, appena gratinato, con la ricotta che rende tutto delicato e poi tre piccoli elementi che impediscono al piatto di diventare troppo serio: mirtilli rossi, i pinoli e scorza di limone.
È facile da preparare, non richiede molti passaggi e ha esattamente quel tipo di aspetto che in autunno mi fa venire voglia di mettere una pirofila al centro della tavola.
Oppure di prepararla soltanto per me.
Perché anche una cena leggera può avere l’aria di una coccola.
I cavolini hanno una reputazione complicata.
E in buona parte dipende da come sono stati cucinati.
Una cottura eccessiva, soprattutto in acqua, può accentuare gli aromi sulfurei tipici delle Brassicaceae e lasciare una consistenza poco piacevole.
Quando invece vengono trattati in modo da mantenerne carattere e consistenza, diventano tutt’altra cosa.
Hanno una componente vegetale intensa, una lieve amarezza e una struttura che funziona molto bene con ingredienti più morbidi e lattici.
Come la ricotta.
I due ingredienti fanno quasi lavori opposti.
Il cavolino ha carattere.
La ricotta smussa.
Il cavolino ha una componente leggermente amarognola.
La ricotta porta dolcezza lattica e morbidezza.
Invece di coprire la verdura con un formaggio molto intenso, qui preferisco quindi costruirle intorno qualcosa di più delicato.
Il risultato rimane riconoscibilmente vegetale, ma molto più avvolgente.
E soprattutto ci permette di ottenere quella consistenza da sformato morbido e confortevole senza trasformarlo in una preparazione eccessivamente pesante.
Potremmo fermarci a cavolini e ricotta: avremmo qualcosa di buono.
Ma probabilmente non avremmo questa ricetta.
I mirtilli rossi essiccati introducono piccole note dolci e acidule che funzionano molto bene con il carattere dei cavolini.
I pinoli aggiungono invece ciò che manca completamente al resto: croccantezza e tostatura.
È probabilmente il dettaglio più piccolo della ricetta.
La scorza di limone porta profumo e freschezza: in mezzo a ricotta, cavolini e frutta secca, crea quella piccola sensazione aromatica che rende tutto meno prevedibile.
Mi piace aggiungerla proprio perché non deve sapere di limone.
Deve farci percepire il piatto come più fresco.
È una differenza sottile, ma in cucina spesso sono proprio queste differenze a trasformare una ricetta buona in qualcosa che vogliamo rifare.

Abbiamo associato per anni la parola leggero a una cucina di rinuncia.
Poco condimento, poco sapore, verdure possibilmente tristi e l’idea che il premio sarebbe arrivato altrove.
Non è il tipo di cucina che mi interessa.
Un piatto può essere relativamente leggero e allo stesso tempo avere cremosità, profumo, tostatura, acidità e consistenze differenti.
Anzi, spesso è proprio lavorando meglio su questi elementi che smettiamo di avere bisogno di aggiungere quantità enormi di ingredienti ricchi per rendere qualcosa soddisfacente.
Questo sformato ne è un buon esempio.
Gli sformati hanno un vantaggio enorme: non hanno bisogno di essere preparati esclusivamente per una tavolata.
Possiamo utilizzare una pirofila più piccola, prepararne qualche porzione e avere qualcosa di già pronto anche per il giorno successivo.
E trovo che siano particolarmente piacevoli proprio quando si mangia da soli.
Una porzione calda, qualcosa di fresco accanto e la cena è fatta.
Senza l’impressione di essersi accontentati.
Questa per me è una distinzione importante: semplificare la cena non significa darle meno valore.
E spesso non significa nemmeno dover cercare ogni volta una nuova ricetta.
Ricotta, un uovo, dei broccoletti: a volte bastano pochi ingredienti molto normali per avere già un ottimo punto di partenza.
La difficoltà, soprattutto quando vogliamo mangiare meno carne e pesce, è piuttosto sapere che cosa mettere insieme e avere abbastanza alternative da non ritrovarsi ogni sera davanti alla stessa domanda.
È proprio da questa esigenza che nasce Piatti completi senza carne e pesce ogni giorno: non una raccolta di ricette da seguire alla lettera, ma una guida di ingredienti, combinazioni e formule da usare per costruire con più facilità i propri pasti quotidiani.
→ Scopri la guida Piatti completi senza carne e pesce ogni giorno
C’è infine una piccola lezione che possiamo portarci dietro.
Quando una verdura ha una componente amarognola, la soluzione non è necessariamente coprirla.
Possiamo invece costruire intorno a quell’amarezza.
Qui abbiamo la dolcezza lattica della ricotta, la nota dolce-acidula dei mirtilli, la tostatura dei pinoli e il profumo fresco del limone.
Il cavolino rimane cavolino.
Semplicemente, non è più solo.
Ed è spesso questo il modo migliore per imparare ad amare anche quelle verdure che ci sembravano poco interessanti.
Dare loro le compagnie giuste.
Mentre ti penso con carta e penna in mano per fare la tua lista della spesa, ti auguro come sempre “che la creatività sia con te!”
#INCUCINASTAISENZAPENSIERI
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